(foto's credits to Laura Mossop)
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31 ott 2014
9095
Era ormai scesa la notte e nella grande residenza del conte tutti dormivano. Nella sua bella stanza, la figlia del padrone di casa dormiva nel suo letto a baldacchino del più moderno stile vittoriano. Sotto le coperte, ella si sentiva protetta e il suo sonno era tranquillo. Ma quella notte giunsero a lei delle strane presenze. I loro respiri rompevano il silenzio assoluto. Uno dopo l'altro cinque lievi bagliori apparvero in quella stanza tramutandosi lentamente in creature dalla forma umana. Stavano immobili intorno al letto ad osservare la ragazza dormire, X si chinò su di ella iniziando a soffiarle sul viso. La ragazza iniziò ad aprire gli occhi, ancora stordita dal sonno. Il buio della stanza non le permise di vedere subito le figure accanto a lei ma, una volta realizzato di non essere sola, si mise di scatto a sedere sul letto, tirandosi la coperta per nascondersi alla loro vista. Nonostante la paura iniziale però, abbassò il lenzuolo e li guardò, uno per uno, nonostante il buio. C le porse la mano, lei la osservò e, quasi sotto ipnosi, la afferrò delicatamente, lasciando cadere il lenzuolo e alzandosi dal letto. Il lungo abito da notte le donavano un' quasi fanciullesco, nascondendo le forme femminili che, nonostante la giovane età, erano già presenti. Where’re you going, baby? Y le sussurrò all'orecchio causandole un brivido lungo la schiena. Egli la osservava, la incantava togliendole ogni minima forma di resistenza verso di loro. Dopo pochi istanti, J le si avvicinò, portandole un braccio sulla spalla per farla voltare verso la parete accanto a lei. Con un gesto della mano improvvisamente la parete iniziò a diventare trasparente fino a poi scomparire, rivelando oltre un sentiero costeggiato da alti arbusti. La ragazza restò incantata, domandandosi come fosse possibile una magia simile. (et une) Il lungo abito da notte si mosse, come animato da un soffio, trasformandosi in un elegante abito da ballo di un rosso intenso che ricordava le rose. Ella iniziò ad incamminarsi lungo il sentiero, seguito dalle cinque figure che intanto avevano assunto una forma evanescente. (deux) Il sentiero era lungo e oscuro, illuminato soltanto da due piccole lanterne cui fuoco iniziò a tremare al passaggio della fanciulla. Il lontananza ella scorse uno slargo e affrettò il passo. (trois) I cinque spiriti, ormai divenuti quasi soffi di fumo, la precedevano giungendo per primi allo slargo e fermandosi poi attendendo il suo arrivo. Tre possibili vie si diramavano da quel luogo cosicché la ragazza si fermò ad osservarle in preda alla confusione e all'indecisione. Notando la sua esitazione, i cinque spiriti le passarono velocemente intorno, fino a sfiorarle il collo, la schiena, le spalle. Subito la ragazza sentì dei brividi, un misto di piacere e fastidio. Sussultò agitandosi e, in preda ai capogiri, cadde a terra formando una grande campana con il lungo abito. Passato il disagio, la ragazza cercò di rialzarsi, aggrappandosi agli arbusti che costeggiavano il labirinto. Un lieve soffio, un fruscio di foglie fecero eco lungo il viale. La ragazza si girò, osservando più volte le vie in cerca di un qualsiasi cosa la possa aiutare a scegliere. Come ad ascoltare le sue preghiere, la via sulla sinistra si illuminò come per magia e un forte vento trascinò la ragazza verso quella direzione. Ella fece resistenza e guardò verso gli spiriti che ormai stavano procedendo verso quella direzione. Dopo qualche secondo anche lei si incamminò su quel vialetto, trasportata ancora dal vento che le soffiava tra i capelli. Il lungo vestito strisciava sul raso prato, lasciando dietro di se una scia di piume bianche, quasi come se, con quel cammino, ella stesse abbandonando a poco a poco la sua purezza.Y le passò rapido accanto l'orecchio, le sussurrò "now", lei si voltò instintivamente, restò un attimo ferma e proseguì, incantata da quel labirinto fatato. Who are you? Tell me baby~ Un altro sussurro all'orecchio. La ragazza sobbalzò, si morse leggermente il labbro, quell'ignoto suscitava in lei una curiosità morbosa, il suo corpo era teso e sensibile ad ogni minimo soffio. Proseguì, passo dopo passo, il cammino lungo il labirinto. (et quarte) Giunse poco dopo ad un altro piazzale rotondo, questa volta senza vie di uscita. Al sentire i passi della ragazza, quattro civette scapparono via agitandosi e facendo riecheggiare il suono delle ali. (cinq) La ragazza, spaventata da quel suono improvviso, si girò più volte guardandosi attorno. I cinque spiriti erano ritornati ad una forma umana. Trovandoseli davanti indietreggiò di un passo per la sorpresa, li guardò, era incantata dalla loro bellezza. Dietro di loro apparve un grande specchio, con una cornice dorata in legno intarsiato, appena illuminato. (six) La ragazza si avvicinò allo specchio, incuriosita dal fatto che solo lei vi era riflessa. Si ripeteva che era tutto uno scherzo del buio ma, una volta di fronte ad esso, vide attentamente che le cinque figure, ormai dietro di lei, non erano presenti nel riflesso. Subito chiuse gli occhi, si portò le mani in viso, spaventata da quella visione. Lo specchio allora, lentamente, andò dissolvendosi, lasciando intravedere oltre una stanza buia, illuminata solo da delle candele. La ragazza aprì gli occhi, guardò la stanza avanti a se quando improvvisamente si accorse di asservi dentro. Si voltò più volte ma non vi erano vie di fuga, gli spiriti la circondavano guardandola e sorridendo. Si avvertirono dei suoni, come se un gatto camminasse sulla tastiera di un vecchio pianoforte. La ragazza si guardò ancora intorno, vide i vari oggetti che arredavano la stanza, un violino su un tavolo con accanto due pergamene leggermente arrotolate, un vaso con tre rose. Gli spiriti man mano le si avvicinavano, la braccavano continuando a sorridere. La ragazza continuò a girarsi, guardando in cerca di uno spiraglio che le permettesse di fuggire. Si accorse che su un altro tavolo vi erano quattro piume bianche e accanto cinque piccole sfere che brillavano di luce propria. Il suo sguardo di soffermò su quelle sfere, sentì dentro di se quelle erano parte degli spiriti che ormai la circondavano. Era in trappola. Si accasciò a terra rassegnata al suo destino, gli sguardi dei cinque spiriti erano fissi su di lei, continuavano a sorridere. J si abbassò, allungò un braccio afferrandole il mento, le loro labbra erano a pochi centimetri l'una dall'altra. Ancora sorridendo, un sospiro. "Sei nostra".
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23 set 2014
Still In Love
In una notte di tempesta, egli stava li, immobile sotto la pioggia, con il capo abbassato, i capelli che gli scivolavano sul viso. Davanti l'imponente portone del palazzo reale, le grandi ali demoniache erano aperte ma non evitavano che la pioggia sfiorasse il suo viso, il suo corpo. Pochi istanti e le ali si piegarono e si chiusero scomparendo. Alzò il capo osservando la strada avanti a se prima di voltarsi e, sospirando, rientrare nel palazzo. L'oscurità sconfitta lievemente dai lumi incupivano sempre più il cuore del ragazzo. Il crepitio del fuoco rompeva un silenzio innaturale, neanche il suono del vento aveva il coraggio di oltrepassare quelle mura spesse e oscure. Camminando lungo l'andito e carezzandosi i capelli gocciolanti togliendoli dal viso, giunse nella grande sala, un tempo animata da lussuosi balli e colma di invitati. Ormai essa giaceva in totale stato di abbandono, buia e desolata. Egli si avvicinò ad un raffinato pianoforte che ormai non suonava da tempo, vi passò la mano così a voler richiamare vecchi ricordi e premette un tasto così ché nel grande salone quel suono fece eco. Alle sue spalle un lieve soffio di vento smosse una tenda facendolo voltare. Una dolce figura dai lunghi capelli rossi, con un lussuoso abito bianco, stava danzando sorridendo mente la sala all'improvviso si illuminava e riempiva di invitati. Il giovane guardò la sala, la ragazza, la sua bellezza. Ma così rapidamente come apparvero, tutti finirono dissolti nel vento, facendo cadere nuovamente l'oscurità. Il ragazzo lasciò cadere a peso morto la mano con il quale aveva suonato il pianoforte stringendo il pugno e chinando il capo in avanti, rassegnato. A passi pesanti uscì dalla grande sala, vagò a lungo per il castello in silenzio. "I'm still in love" sussurra appena, tra se, iniziando a salire le scale. Ogni scalino fu difficile da superare, aggrappandosi al corrimano sperando quasi in un aiuto. "I'm still in love" ripeté questa volta a voce piena facendo risuonare quella frase nel silenzio del castello. A fatica giunse la sommità delle scale alzando adesso lo sguardo dinnanzi a se. Un urlo, un pugno sofferto al muro. In se troppi ricordi lottavano tra loro. Si fermò però d'improvviso riabbassando nuovamente il capo. Era la cosa giusta da fare? Cosa sarebbe successo giunto in quella stanza? Passò pochi secondi osservando il pavimento che ormai da anni nessuno più percorreva. Riprese il cammino e poco dopo aprì una porta alla sua sinistra. "I'm a lost men for you" disse quasi singhiozzando e osservando l'interno della stanza. Sul grande letto a baldacchino la ragazza dai capelli rossi era seduta stringendo a se un cuscino e nascondendosi dietro di esso. Dopo qualche attimo lasciò cadere il cuscino sul letto, si alzò e corse incontro ad egli. Qualche passo, eran sempre più vicini l'un l'altra. Distese le braccia, in cuor suo sapeva che quello era l'unico abbraccio che desiderava. Ma tutto svanì, ancora e ancora. Ella scomparve nell'aria, come la nebbia al mattino. Il ragazzo lasciò cadere le braccia lungo i fianchi, chinando il capo e sospirando. Si incamminò, attraversò la stanza giungendo alla finestra dall'altra parte della stanza. Con forza aprì le pesanti ante verso l'interno. Il forte vento fece volare le tende di un rosso scuro e intenso. Uscendo sul piccolo balconcino, egli alzò il capo osservando la luna che timidamente era apparsa appena da dietro una nuvola. Il soffio del vento animava i suoi capelli neri come la notte e i suoi vestiti appesantiti dalla pioggia. Dopo qualche secondo si avvicinò alla ringhiera di pietra, poggiandovi le mani e continuando ad osservare la luna. Quante notti passate ad osservare da lontano quel balcone, quella finestra, in speranza ch'ella apaprisse sorridendogli. Un tempo ormai passato che non potrà tornare indietro. Una fitta al cuore, il capo si abbassò nuovamente, le mani si strinsero in pugno. La nostalgia inevitabilmente prese possesso di ogni parte di lui facendo riaffiorare ricordi, troppi da riuscire a sopportarli. Un profondo sospiro e lo sguardo si rivolse verso l'orizzonte lontano. La schiena era ricurva, cercava di reggersi sul cornicione nel mente che i ricordi distruggevano ogni sua forza. Il respiro si fece affannoso, lo sguardo ancora rivolto avanti a se. Un altro sospiro nel mentre la schiena tornò dritta e la mano destra si poggiò sul cuore che continuava a pompare a fatica. Un urlo, che straziante tagliò le nuvole e percorse chilometri risvegliando ogni creatura di quel mondo rendendola partecipe di quel dolore. Tutto il regno poté sentire il proprio principe rimpiangere quell'amore dissolto nel nulla. Ogni albero, ogni sentiero, ogni ruscello, anche i mondi vicini e quelli lontani, udirono quel grido. E la, in un altro universo, sotto una limpida cascata, quella creatura dalla pelle bianca e lunghi capelli rubino si girò, come udendo quel grido. Sul suo volto si dipinse la nostalgia e lo sguardo si abbassò lentamente. Egli, nel suo castello, su quel balcone, inspirò profondamente dando poi un pugno alla ringhiera in pietra. Gli occhi si chiusero come a voler allontanare ogni realtà, chiudersi nei ricordi. Le ginocchia pan piano di piegarono portando il ragazzo in ginocchio, poi seduto, la schiena poggiata sul cornicione. Ella, immersa nelle acque limpide, spostò il corpo poggiando la schiena sulla parete rocciosa della cascata, il capo ancora chino chiudendo anch'ella gli occhi. Quasi se le loro schiene potessero sfiorarsi, entrambi viaggiavano nei ricordi, cercando di mettere fine a quella sofferenza. Invano. Tutto si fece scuro.
(basato sul brano Still In Love di Kim Jaejoong)
(photo's credit to Aaron Sims)
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8 ott 2011
Another pain
Ancora ricordo il calore della sabbia sotto i nostri corpi di quella notte. Quando la tua voce mi rese partecipe di quell'amore che il tuo cuore provava verso di me. Il sole rosso che sfiorava il mare, le onde che cantavano melodie intense come a voler custodire la nostra unione. Il momento in cui il sole andò a riposare e il fuoco che scoppiettante fremeva dinnanzi a noi. Non sentivo il mio cuore di quanto quella notte ti amavo, accarezzando i tuoi capelli, desiderandoti al mio fianco per l'eternità. My love, my kiss, my heart. Il fremito del peccato che mi avrebbe portato lontana per sempre dalle tue braccia. La mia anima sapeva a quale destino andava incontro eppure non voleva per nulla al mondo permettere che quella notte potesse divenire un tutt'uno con la tua. Ma il destino non si può battere. Il canto dal mare si fece sentire, un richiamo forte che mi trascinava dentro quel baratro oscuro. I passi si susseguivano, in avanti, silenziosi. Quella separazione non doveva assolutamente avvenire in tua conoscenza. Eppure la tua voce alle mie spalle mi chiamò. Mi fermai, pregando che non fossi realmente alle mie spalle ma i nostri occhi si incrociarono quando mi voltai. Correndo mi venni vicino, i tuoi occhi traspiravano paura. Ti accarezzai il viso, ti baciai con affetto. Last love, last kiss, last dream. Ti guardai negli occhi, piangendo. Goodbye my love. Mi voltai nonostante il mio cuore desiderasse restare tra le tue braccia e proseguì il cammino. Sotto i miei piedi l'oceano fremeva per avermi con sé. In tutti i modi ti avrebbero impedito di venirmi incontro nonostante le tue urla e il tuo pianto. Una luce, era giunta l'ora. Il mio corpo tornò al suo mondo, al suo regno. È questo il destino degli spiriti dell'oceano, non possono amare.
[ispirata a "My Love, My Kiss, My Heart" - Super Junior]
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