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29 gen 2012

Heartquake - Fate

Ancora oggi non so esattamente cosa provai la prima volta che lo vidi. Non sapevo se il vuoto allo stomaco derivasse dalla caduta o dall'essere seguita da degli sconosciuti. La testa mi girava, sentivo il corpo pesante e le ginocchia iniziavano a farmi male. Cosa dovevo fare? Lo stordimento mi impediva di rialzarmi. *Tutto bene?* senza pensare alzai lo sguardo, da chi proveniva quella voce? Un uomo era chinato verso di me, mi porgeva la mano per aiutarmi ad alzarmi. Non avevo mai visto nessuno che portava il kimono con tanta eleganza. Nel suo viso si leggeva preoccupazione. Deglutii e allungai la mano verso la sua, mi rialzai. *grazie...* quasi sussurrai, la timidezza d'improvviso era divenuta padrona di me stessa. *Ne sono felice. Spero non vi siate fatta male, non era mi intenzione urtarvi*  restavo a guardarlo negli occhi. Erano di un nero profondo, sentivo il mio spirito perdersi dentro di essi. *...no no...sto bene...non preoccupatevi* mi resi conto solo dopo che stavo parlando nella mia lingua. Portai la mano alla viso e lo guardai con espressione turbata *scusatemi* cercai di dire in giapponese. Lui, contrariamente alle mie previsioni, fece un sorriso, uno dei sorrisi più dolci visti in vita mia *non scusatevi, vi capisco* Non sapevo cosa fare. Il suo inglese era scorrevole e senza particolari accenti. Eppure il suo volto era palesemente giapponese, neanche mezzosangue. Che sia stato il destino a farci incontrare o solo una coincidenza non lo so, ma da quel giorno, tutto cambiò.

19 set 2011

Heartquake - Sopravvivere

I giorni passavano, tutti uguali, e tra me e Kiyoko il dialogo era quasi del tutto inesistente. Sveglia all'alba, colazione, lavoro con breve pausa per il pranzo, ancora lavoro, cena e nuovamente a dormire. Tutto questo da quando Kijuro, un anno addietro, era partito per la guerra. Una guerra che in molti vedevano come l'occasione per mostrare la grandezza del Giappone ma che in realtà stava portando solo morte e pianto. Un giorno questa routine venne rotta quasi per caso. Nel rovistare tra gli abiti mi cadde a terra un piccolo pacchetto contenete delle rudimentali sigarette che di tanto in tanto mio marito fumava nei momenti di relax. Il brivido di paura misto a nostalgia fu inevitabile. Ne presi una per poi riposare il pacchetto al suo posto e uscì nel retro della bottega. Accenderla fu semplice ma il calore che mi pervase la gola così d'improvviso mi fece tossire e mi provocò una nausea improvvisa. Non pensavo che la sensazione provata fumando fosse così disgustosa ma nonostante ciò tirai un'altra boccata restando attenta a non soffocare. I nervi mi si rilassarono e provai una strana calma. Guardavo il fumo alzarsi in cielo creando forme buffe come le nuvole. Solo un rumore improvviso mi distrasse da tale calma *butta quella cosa dannazione!* alle mie spalle Kiyoko mi diede uno spintone facendomi cadere la sigaretta. *Non ti avvelenare i polmoni come quello stupido di tuo marito e pensa a darmi una mano con i clienti* non finì neanche la frase che era rientrata in casa lasciandomi immobile incapace di reagire. Non rammentavo quasi più il suono della sua voce e sentirlo così all'improvviso mi lasciò atterrita. A passi lenti rientrai e mi avvicinai a lei *Avanti non restare a fissarmi e servi quel cliente* Mi parlava ancora, con la tranquillità che le era caratteristica. Non disse altro fino a sera. Pensai che l'effetto della sigaretta mi aveva provocato le visioni o dio sa cosa ma a tavola, tra un boccone ed un altro, mi parlò di nuovo *Se pensi che ti lascerò avvelenare lentamente con quegli affari ti sbagli di grosso. Così come sto attendendo io il ritorno di Kijuro farai anche tu lo stesso, chiaro?* Non mi guardava nemmeno, non sapevo se si stesse burlando di me o se era seria *ecco...le ho trovate tra i suoi vestiti e...* quasi sussurrando le parole mi uscivano timidamente. Alzò il capo e mi fissò freddamente *Non lo fare più...* distolse lo sguardo lievemente imbarazzata *...te ne prego* Sorrisi lievemente.  La sua sofferenza era uguale alla mia, cambia solo il modo di esprimerla. Dovevamo restare l'una accanto all'altra pregando la fine di quest'attesa.

3 set 2011

Heartquake - Nuovo amore

ATTENZIONE: questo post è ad alto contenuto di spoiler per cui si consiglia un'attenta analisi prima di procedere alla lettura, eventuali reclami saranno aspramente ignorati.
Quella mattina il caldo era più sfiancante del solito. Il sole splendeva forte fin dalle prime ore dell'alba imprimendo a tutti gli abitanti del villaggio la classica pigrizia estiva. Kiyoko era già a lavoro, cercando di non far rumore per non svegliare Tashiro prima del dovuto. *andiamo alla cascata* mi voltai sentendole rivolgermi la parola *chiudiamo il negozio per la mattinata. Se partiamo adesso facciamo in tempo ad andare e tornare entro pranzo senza fretta* Non sapevo si parlasse sul serio o meno. La sua dedizione al lavoro era così seria che stentavo a credere che fosse disposta a rinunciare a metà giornata di vendite per un bagno. La guardai per qualche secondo quando Tashiro irruppe in cucina pensando di far tardi a scuola quando ancora era più che in anticipo. Tra una risata ed un'altra durante il pasto del mattino, il discorso non si ripresentò e pensai che avesse rinunciato alla pazza proposta. Solo quando fummo sole, dopo che Tashiro si era avviato a scuola insieme a dei compagni che mi barrò la strada fissandomi negli occhi *parlavo seriamente* continuavo a fissarla, così determinata. *va...va bene*  al sentire le mie parole l'espressione in viso si rilassò ed apparse un ampio sorriso *bene chiudo tutto!*. Non del tutto convinta, attesi che Kiyoko fosse pronta e partimmo verso la foresta. Mezz'ora o forse qualcosa di più e arrivammo alla piccola cascata. Abbassai lo sguardo in preda ai ricordi, di quando tutti e tre ci divertivamo spensierati, in tempo di pace. Kiyoko senza pensarci due volte slacciò l'obi e si tolse il kimono immergendosi esprimendo la sua felicità con un piccolo urlo *vieni che è splendido!*. Mettendo difficilmente i pensieri da parte, mi spogliai e mi immersi. Il piacere improvviso al contatto con l'acqua fresca mi fece rilassare pienamente.Ci mettemmo sotto la cascata, per far si che la forze della natura rilassasse i nostri nervi e scacciasse via ogni pensiero triste, compreso quello della guerra. Passammo un'ora a gozzovigliare quando ci sdraiammo a riva esauste *era tanto che non ci divertivamo così* disse Kiyoko voltando il capo verso di me. Le sorrisi senza risponderle ma capì il mio assenso. Calò il silenzio, ascoltavano il fruscio degli alberi e dell'acqua osservando il cielo. Non feci in tempo ad accorgermi di un suo movimento che me la ritrovai seduta dinnanzi a me che mi osservava. Sul suo viso era impresso un sentimento di timore misto a paura. La guardavo incuriosita, stavo per chiederle cosa fosse successo che si avvicinò e mi baciò. Quel suo gesto così improvviso mi tolse la capacità di reagire. Rimasi li immobile intento che le nostre labbra si sfioravano. Serrai gli occhi e trovai la forza per spingerla via. Mi alzai di scappo raccogliendo il kimono frettolosamente e scappai. Sentii poco dopo la sua voce alla mie spalle *Helen aspetta! Mi dispiace Helen ti prego fermati!* non volevo ascoltarla, continuavo a scappare cercando di indossare il kimono. Sentì la sua mano afferrarmi il braccio *Helen...* le diedi uno spintone *SEI FORSE IMPAZZITA? COSA TI PASSA PER LA TESTA? LA FUORI DA QUALCHE PARTE KIJURO STA COMBATTENDO PERE RESTARE VIVO E TORNARE DA NOI E TU COSA FAI?* dagli occhi mi scendevano lacrime incessanti *È TUO FRATELLO....ED È ANCHE MIO MARITO....NON POSSIAMO FARGLI QUESTO....* mi misi le mani in volto cadendo in ginocchio *...lui tornerà....tornerà da noi*. Rimase immobile davanti a me, probabilmente si stava pentendo col cuore di quello che aveva fatto o forse stava piangendo silenziosamente. Non so se il suo gesto fosse stato dettato dalla solitudine o se il sentimento di amicizia tra noi era maturato in qualcosa di più, restava il fatto che entrambe contavamo i giorni sperando nel ritorno di Kijuro. Dal paese, oltre gli alberi, improvvisamente un urlo squarciò il silenzio venutosi a trovare tra di noi. Un urlo così poteva essere causato da una cosa sola, la morte.

14 ago 2011

Heartquake - L'incontro (bozza)

Uscita della bottega del libraio, in preda all'esaltazione per aver trovato un testo che poteva finalmente aprire le parte del mio completo integramento con gli abitanti del posto, camminai rapida per tornare a casa a dedicarmi subito allo studio. Nonostante mi trovassi li da una dozzina di giorni ancora non riuscivo a memorizzare per bene le strade, mi apparivano tutte uguali. Nella camminata però mi accorsi di non aver più con me il borsello con il denaro che mi rimaneva "Oh cielo! Lo avrò lasciato alla bottega!" Cercai di tornare indietro ma non trovavo la traversa giusta. Fermai degli uomini per chiedergli indicazioni ma, con aria quasi infastidita, mi dissero una serie di parole che non riuscì a capire. Vagavo per le vie, in preda alla preoccupazione e all'ansia. Girai l'angolo della strada, di fretta, osservando il pavimento ormai sconfortata quando urtai qualcosa, o meglio, qualcuno. Il terreno era umido per via della forte pioggia dei giorni scorsi così che sentì il peso del mio corpo vacillare a quello scontro. Cercai di tenermi in equilibrio ma non vi riuscì. Caddi per terra, piegandomi sulle ginocchia, facendo cadere il libro sulle mie gambe. Mi sentivo disorientata, mi girava la testa. Non feci in tempo a guardare se il libro era finito nel fango che mi ritrovai una mano distesa avanti al mio viso. "tutto bene?" Una voce calda ma giovane si preoccupò per me, cosa che da molto tempo non accadeva. Alzai lo sguardo quando lo vidi. Un viso pallido, perfetto. Non pensavo potessero esistere bellezze tali. Nei suoi occhi era dipinta la preoccupazione nei miei confronti e ciò fece palpitare il mio cuore. Quel viso, quel profumo...portarono il mio destino verso la strada che non rimpiangerò mai di aver percorso.

14 giu 2011

Heartquake - Kiyoko il ruscello

L'avversione che il mio cuore prova verso l'uomo è incalcolabile. Se iniziassi ad elencare una per una le motivazioni di tal disprezzo potrei scalare il sacro Fuji e tornare senza aver finito la lista. Tutto ciò senza tener conto degli stranieri. Sempre pronti a sbatterti in faccia la loro virilità nel vano desiderio di ricevere un notturno pensierino, Forse anche per questo quando iniziai a lavorare nel campo dei crisantemi mi sentii rapita dalla folla del paese e trasportata dalle nuvole rosee del tramonto che ondeggiano al cielo come drappi immersi nel fiume a purificarsi. La sua radiosità rende l'orgoglio del popolo giapponese e il suo splendore, come il riflesso di una katana al sole. Restare ore maneggiandone foglie, semi, petali è tutto ciò che il mio futuro possa desiderare. Non certo il futuro che vorrebbe per me mio fratello che vede già la mia figura al fianco di un ricco mercante con pargoli annessi. L'unico desiderio delle mie coetanee è di sposarsi e avere figli. Come se un futuro fatto di sottomissione e maternità fosse tutto ciò a cui una donna posso aspirare. Ma io, che ormai ho passato i venti inverni, desidero solo vagare per i prati fioriti e giocare tra le volpi. Il cielo mi ha creata libera come l'acqua, non è possibile barrarmi la strada.

7 giu 2011

Heartquake - L'Inizio

E in un attimo mi sono ritrovata su questo treno, diretta verso una città di cui non so neanche pronunciarne il nome. Il paesaggio scorre veloce fuori. Il vetro, ancora freddo della notte, riflette il sole sorto da poche ore sul mio viso , lo colora con strani effetti. Di stazione in stazione, il viaggio sembra non terminare mai. Le persone salgono e scendono, mi osservano. Molte di loro probabilmente non hanno mai visto una persona dell'altra parte del mondo, una "dagli occhi giganti". Quando seguivo mio padre nei suoi pellegrinaggi in nome della sperimentazione fotografica non avevo molto tempo e molta voglia da dedicare ai nativi del luogo. Ed ora che mi ritrovo sola, il mio cuore ormai non vuole lasciare queste terre ma allo stesso tempo freme dalla paura. Osservo le campagne, le case, il bestiame non curandomi di nulla, vagando nei meandri dei miei ricordi. Lo sguardo un attimo mi si posa su una coppia che si appresta a scendere. Afferra i bagagli sperando di non abbandonarne nessuno sul treno. Una donna posa lo sguardo su di me, sul suo viso di dipingono sentimenti quali curiosità e sorpresa. Accenno un sorriso ma ella guarda altrove apprestandosi a scendere. Torno ad osservare il cielo, il sole ormai alto nel cielo. Quando arriverà la mia stazione saprò cosa fare? Cosa mi attenderà?
(photo's credits to Vevew)

1 giu 2011

Introduzione "Heartquake"

Non avrei mai immaginato che il mio paese potesse commettere un gesto tanto empio alla mia nuova casa, al mio nuovo mondo, a ciò che più amo. Un boato tale da far tremare la sabbia sotto di se, una luce abbagliante così come se il sole fosse precipitato sulla terra. E il caldo, soffi come grida che ti bruciano la pelle, i vestiti, gli occhi. Tutto così fervido nella mia mente, tutto così limpido da provocarmi ancora gli spasmi di panico sentendo l'odore del fuoco. Eppure neanche un giorno mi pento di aver vissuto di amore, di dolore, di gioia, in questo paese dai rosei ciliegi. Neanche uno.